Petrarca mountain hut

The story of Petrarca mountain hut embodies in an exemplary way the specific character of alpine architecture and tells us about his role as the last outpost in the mountain. It represents a sort of territorial threshold that identifies the limit between the anthropic habitat and the wilderness and exemplifies the chance for architecture to become a resistant element against the uncontrolled forces of nature while preserving its intrinsic transience.

The project investigates this limit, offering an ambivalent interpretation that is generated by the contrast between formal resistance and constantly changing materials. A rough volume, indirectly sculpted by the avalanches, covered with metal panels: the geometry of the building is shaped by nature itself as a solid that can’t be deformed but it reacts to the variations of light and temperature.

The proposed volume becomes a deliberately unclear landmark because displays different profiles to the hiker depending on the side which he/she is coming from. Moulded as an archaic architecture, independent from the permanent architectural typologies but designed in continuity with the scale of the landscape, the mountain hut is grafted on the existent foundation and it is characterized by an empty space between the new building and the existing block of the cableway.

This space represents the ideal connection element between the existing context and the new graft, between past and future and becomes also an extraordinary place to observe the exceptional surrounding landscape. This space tells us about the complementarity of resistance and transience of the alpine architecture, the flow of the becoming and the constant renewal of the link among humans, architecture and mountain.

 

(Italian text)

La storia del rifugio Petrarca rappresenta in modo esemplare la specificità dell’architettura d’alta quota, è il racconto di un ultimo avamposto: una soglia territoriale in grado di identificare il limite tra luogo antropizzato e habitat selvaggio, tra capacità dell’architettura di resistere alla forza incontrollata degli elementi e la sua caducità intrinseca.

Il progetto proposto esplora questo limite, costituendosi in modo ambivalente, in grado di offrire una lettura in equilibrio tra resistenza formale e matericità in costante mutazione. Un volume sbozzato, disegnato indirettamente dalle linee di massima pressione delle valanghe, rivestito in materiale metallico; si tratta di una geometria che si costituisce, per natura, in modo indeformabile ma mutevole rispetto ai cambiamenti della luce e delle variazioni climatiche.

Il volume elaborato si presenta come un landmark volutamente ambiguo, capace di produrre molteplici letture dei profili in funzione della posizione dell’osservatore in avvicinamento. Una architettura arcaica, indipendente da modelli tipologici precostituiti, ma strettamente in risonanza con la scala del paesaggio circostante, in grado di adattarsi e di innestarsi con il basamento, ricucendo gli spazi e disegnando un vuoto mediante la giustapposizione con il corpo esistente della stazione teleferica.

Questo vuoto tra i corpi rappresenta l’elemento di continuità e di connessione ideale tra preesistenza e innesto, tra passato e futuro, un luogo di osservazione privilegiata dello straordinario contesto, del racconto della resistenza e della caducità dell’architettura alpina, del divenire del tempo e del rinnovamento del legame tra uomo, architettura e montagna.

demogo_4

demogo_1

demogo_2

 

demogo_3

 

Competition: 2nd Prize
Project team: demogo
Location: Moso in Passiria
Client: Provincia Autonoma di Bolzano
Collaborators: Massimo Munari, Fabio Tossutti 

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: